Sei qui: HomeLe uveCasavecchia

Se c'è un vitigno misterioso e a suo modo magico, quello è il Casavecchia. Delle sue origini non si conosce praticamente nulla se si esclude la leggenda di una vecchia pianta, probabilmente sopravvissuta alle tremende epidemie di oidio prima e di fillossera poi, rinvenuta – secondo testimonianze di contadini – nei pressi d'un antico rudere a Pontelatone. Da quella pianta, dotata di un fusto largo 40 centimetri, trovata all'interno di quel che rimaneva di una sorta di "ortus conclusus" nei pressi dell'antica via Latina, che collegava Capua ad Alife, sarebbero nate tutte le altre, ottenute con l'antica tecnica raccomandata da Columella di mettere un ramo in terra e farlo radicare per poi ricavarne una barbatella a piede franco. Dal luogo del rinvenimento, una casa vecchia appunto, il nome Casavecchia.

Si potrebbe ipotizzare persino che il vitigno fosse alla base di un vino famoso in epoca romana, il trebulano proveniente da Trebula balliensis, villaggio sannita che sorgeva nei pressi dell'attuale Treglia, frazione di Pontelatone. Il trebulano, considerato da Plinio come uno tra i più pregiati vini italici, nasceva proprio nell'attuale quadrilatero produttivo Pontelatone, Formicola, Liberi e Castel di Sasso, considerato ancora oggi la patria elettiva del Casavecchia, vino di grande personalità e riconoscibilità. Sopravvissuto solo nelle piccole produzioni di vino a uso familiare dei contadini, citato negli anni ’60 da Luigi Veronelli come vino di gran carattere, è stato riscoperto da Peppe Mancini all’inizio degli anni ’90.

L’uva Casavecchia ha un grappolo molto grande ma per fortuna molto spargolo, la qual cosa consente agli acini di potersi asciugare facilmente col vento tenendo lontane muffe e malattie. Si vendemmia a inizio ottobre.