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L’amore per la vigna, il sogno condiviso con Manuela, il ricordo del nonno che lo portava, bambino, in giro sul calesse attraverso i suoi poderi, la memoria dei contadini che parlavano di Pallagrello e Casavecchia, sono i motivi che hanno indotto Peppe Mancini ad abbandonare la professione di avvocato per diventare vignaiolo. Lo stesso amore e la stessa passione spingono Manuela Piancastelli, giornalista, a lasciare il quotidiano "Il Mattino" per scrivere, insieme a Peppe, un’importante pagina della viticoltura campana.

A Peppe Mancini il Pallagrello ed il Casavecchia devono tutto. Se oggi sono nuovamente coltivati, si deve alla sua tenacia ed alla convinzione del valore di questi vitigni autoctoni e di questo territorio, tanto apprezzati dai Borbone. Spinti da un’enorme passione, Peppe e Manuela hanno così dato vita ai loro sogni: Terre del Principe. Un nome che nasce come dedica di Manuela a Peppe, il suo principe. Oggi l’azienda dispone di otto ettari vitati di proprietà fra Castel Campagnano e Castel di Sasso. L’affetto di Luigi Veronelli, che dal cielo veglia su tutte le vigne dei suoi amici e i consigli di Luigi Moio completano il mosaico.

Il lungo studio con l'Università di Napoli e la Regione Campania ha finalmente consentito, nei primi anni del Duemila, l'inserimento di Pallagrello bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia nel Catalogo nazionale delle uve da vino e, successivamente nell'Igt Terre del Volturno. Il 2012 ha invece visto la nascita della Doc Casavecchia di Pontelatone.